72 Art Rooms Hotel

    ARTE E DESIGN: NASCE UN NUOVO CONCEPT DI OSPITALITÀ SULL’ASSE MILANO-SHANGHAI


    Un hotel nelle cui stanze vivono, lavorano, espongono e si espongono nella loro quotidianità artisti internazionali di diversi settori. Un’ibridazione di luoghi, saperi, tecniche, moduli e funzionalità spaziali per avvicinare l’artista nella sua totalità al fruitore. E’ Art-72Rooms, un hotel/residenza artistica che ha aperto i battenti nel cuore di Shanghai e che si ispira ad un modello tutto milanese: “Design Hostel - A letto con il Design”, l’ostello “pop-up” per designer nato due anni fa all’interno di un makerspace in zona Bovisa durante il Fuorisalone.


    L’intero progetto, sviluppato sull’asse Milano-Shanghai, ha come curatori Weicheng Zhong, che opera in Asia con i suoi tre studi nella progettazione di spazi in grado di fondere estetica occidentale e gusto orientale, e Davide Crippa, docente del Politecnico di Milano e ideatore del Design Hostel con lo studio Ghigos e il fablab Ideas Bit Factory, produttore delle tecnologie interattive che saranno esposte in Cina e a Milano.


    Il concept di Art-72Rooms, che vede l’Hotel nel cuore di Shanghai diventare un ex tempio buddista trasformato completamente da Ghigos con Ye Lab, affonda le radici in due elementi iconici e simbolici della cultura di Shanghai: lo Shikumen e il numero 72. Il quartiere Xintiandi, dove sorge l’hotel, è noto per l’elevata densità di edifici (diverse migliaia, circa il 60% delle abitazioni in città) in stile Shikumen, ovvero la massima espressione di fusione tra lo stile architettonico occidentale e quello cinese. Il tema della commistione e della convivenza di numerose sfumature è ripreso dal numero 72, che richiama una celebre commedia cinese degli anni ’30, ambientata proprio a Xintiandi, dal titolo “The 72 Tenant Families”. L’opera metteva in scena con toni scherzosi e a tratti satirici le vite profondamente differenti di famiglie cinesi di diverse estrazioni socio-culturali. Inoltre, nella cultura cinese il numero 72 è utilizzato per indicare la varietà degli elementi in natura e il costante avvicendamento di Yin e Yang. Ispirandosi a questi due elementi, le stanze dell’hotel rinnovato diventano uno spazio espositivo variopinto, inclusivo, partecipativo e interattivo. L’originalità del progetto si estende poi sulla facciata dell’edificio, dove ne viene rivendicata l’identità giocosa e sperimentale in sintonia con i principi dalla “carta da restauro”, ma arricchita da suggestive installazioni luminose e da opere d’arte poste sul tetto.


    Dal fablab milanese Ideas Bit Factory arrivano le quattro tecnologie interattive che caratterizzano l’hotel/residenza nelle prime settimane di vita e che omaggiano la storia dell’edificio: “Luce di Buddha”, un’ombra interattiva che si anima con i movimenti dei visitatori; “Interactive phone”, un telefono già esistente nella struttura che è stato hackerato per “chiamare l’artista” componendo il numero della stanza ed ascoltare il racconto dell’opera in italiano o in cinese a seconda del prefisso selezionato; “Sound stair” una scala sonora che riproduce i suggestivi suoni delle campane buddiste al passaggio delle persone; “Futuro Remoto”, un’installazione esterna situata sulla torre ricoperta di specchi che fa da filtro tra il passato e il presente dell’edificio, e che vede l’orologio 2.0 di Chiara Irico proiettare “Human Clock”, un’opera di video art che alterna video-racconti su led screen ogni 15 minuti. All’interno della struttura si definiscono anche neon di diversi colori a seconda della funzione degli spazi e quadri di luce ispirati agli antichi dipinti presenti un tempo nei corridoi.